Inghilterra osservò il corpo di Italia, in quella bara improvvisata nella casa infestata; avevano trovato tutto, anche i fiori per accompagnare il suo corpo. Era incredibile come quel luogo fosse fornito di ogni cosa; erano completamente distaccati dal mondo, non potevano comunicare tramite i loro telefoni e porte e finestre erano tutte bloccate. Ma potevi trovare fiori e cibo come se la casa si autogestisse da sola.
Si avvicinò a lui con passo lento, quasi temesse la vista del suo volto esanime e senza vita; Italia era morto e la casa aveva riaperto le sue porte; Italia era morto e con lui la possibilità di uscire tutti assieme da lì.
Non gli aveva forse detto che ne sarebbero usciti tutti vivi? Che non doveva in alcun modo sacrificare sé stesso per salvare loro? Trattenne un'imprecazione contro l'italiano, fermandosi alla fine al suo fianco. Un fiore rosso giaceva fra le sue mani, insieme a quel diario che portava sempre con sé: ebbe la tentazione di prenderlo, di vedere cosa c'era al suo interno; sentiva solo che la magia che sprigionava era maligna e che, in qualche modo, era legato alla loro situazione. Più spremeva le meningi, cercando di capire quello che stava succedendo, meno riusciva a capire: c'erano dei tasselli che mancavano, delle scelte che avevano fatto e che erano sbagliate; sapeva che qualcosa non stava andando per il verso giusto.
< Italia, non posso permettere che finisca così. > mormorò, sfiorando la sua fronte per allontanare i capelli; il sangue era ancora presente sul suo volto, ma non si lasciò scoraggiare mentre depositava un leggero bacio sulla sua fronte. < Sistemerò tutto. E allora usciremo di qui, vivi. > esclamò con voce sicura, lasciando poi la stanza alle sue spalle.
Diversi minuti dopo, l'intera casa tremò e venne avvolta dalla luce; gli orologi a tutte le pareti tornarono indietro di ventiquattro ore. E la memoria di ogni persona in quella casa venne velocemente cancellata.
Qualcosa non tornava. La sua mente era ancora annebbiata dall'ennesimo scontro avuto con l'alieno; stavano cercando tutti di riposare, ma il terrore di essere scoperti li teneva tutti svegli. Italia non aveva ancora detto nulla a nessuno, temendo il peggio nella loro reazione; temeva soprattutto che Inghilterra l'avrebbe presa più male di tutti: lui che cercava in tutti i modi di morire per salvarli; non avevano fatto una promessa, lui e l'inglese?
Italia sospirò piano e strinse fra le mani quella lettera che aveva trovato; c'era scritto il suo nome, con la sua grafia. In uno dei tanti loop temporali doveva aver lasciato qualche indizio per loro, però non ricordava in alcun modo di aver scritto una lettera. C'erano gli orologi, che avevano iniziato a rompere dopo un suo incidente maldestre - per le altre nazioni, ma lui sapeva cosa avrebbe provocato nella loro mente. C'erano i luoghi dove si nascondevano, che aveva aiutato a trovare perché sapeva dove si trovavano grazie ai ricordi passati. Ma quella lettera? Non aveva mai scritto nulla a nessuno, tanto meno a sé stesso.
Le sue mani tremarono leggermente, mentre rigirava l'involucro fra le dita; nessuno lo stava guardando, ma i suoi occhi andarono comunque a cercare le altre nazioni per capire se qualcuno lo stesse osservando. Nessuno. Alcuni avevano gli occhi chiusi; Inghilterra fissava a terra, ancora incredulo per non avere più un briciolo di magia: nemmeno lui sapeva spiegarsi perché fosse arrivato in quella condizione, in quella ripetizione della giornata. Forse dopo tutto quel tempo, la sua magia si era esaurita? Ebbe la tentazione di avvicinarsi, ma nessuno sapeva; nemmeno Inghilterra ricordava quello che stava nascendo fra di loro. Sospirò piano e si decise ad aprire la busta, tirando fuori il foglio ingiallito. Per quanti loop era rimasta nascosta? Quanti giorni erano davvero passati da quando erano entrati?
"A me stesso, perso da qualche parte nel tempo e che ora non è più solo"
Italia lesse e rilesse quelle parole, sentendo il cuore mozzarsi in gola; stava scrivendo a sé stesso? Per quale motivo era arrivato a tanto?
"Ancora una volta ho fatto degli errori, ma anche dei progressi. Ho finalmente imparato a fidarmi dei miei amici."
Alzò ancora una volta lo sguardo verso le altre nazioni; amici, li aveva chiamati nella lettera. Si lasciò sfuggire un piccolo sorriso, abbassando lo sguardo sulle righe scritte dalla sua stessa mano. Sì, si fidava di loro e non era solo. La lettera era arrivato al giusto Italia, quello ancora perso nel tempo, ma che non poteva più considerarsi da solo.
"Ero costantemente spaventato, sai? Pensavo che tutti mi avrebbero incolpato per averli trascinati fino a questo punto, che sarebbero stati disgustati da me; che si sarebbero arrabbiati e che mi avrebbero lasciato."
Quella cosa non cambiava: era sempre spaventato da quello che potevano pensare di lui; si sarebbero comunque arrabbiati e lui non avrebbe sopportato l'idea di rimanere da solo, di essere abbandonato da quelle persone che considerava amiche; prima di essere delle nazioni, erano delle persone con i loro sentimenti.
"Ma poi, mi è stato detto che avevo un'idea sbagliata. Alla fine erano arrabbiati con me e mi fece male. Non che mi abbiano picchiato, ma faceva male comunque.
E poi ho finalmente capito, ma non potrò passare questo ricordo al me stesso nei prossimi loop. Sfortunatamente, morirò ancora. Per questo ho deciso di scrivere questa lettera.
Ricordati di ringraziare Inghilterra. E di a tutti la verità. Si arrabbieranno sicuramente, ma non penseranno che sia colpa tua o che sei un fastidio.
Perché non ti sei affidato ai tuoi amici prima? A cosa servono gli amici, se no? Questo è quello che mi hanno detto e sono sicuro che lo diranno anche a te. Sono sicuro che piangerò. E poi... e poi... Guardati attorno."
Le mani di Italia tremarono violentemente, mentre si mordeva il labbro inferiore; era per questo che non ricordava alcune cose: era morto. Più di una volta, secondo la lettera.
E doveva ringraziare Inghilterra; era lui, coinvolto in tutto quello? Alzò lo sguardo verso l'inglese e strinse con forza le mani e spiegazzò il foglio che aveva fra le mani, attirando l'attenzione degli altri; aveva ancora gli occhi lucidi e faticava a trattenere le lacrime.
< Cosa succede, Italia? > domandò Germania, perennemente preoccupato per lui e la sua sicurezza. Si ricordava di averlo scosso nel profondo, in uno dei primi loop; si ricordava di averlo fatto rinsavire. Ed era ancora lì a preoccuparsi per lui, nonostante tutto.
< Io... Devo dirvi una cosa. > sussurrò appena, ma un rumore dalla stanza adiacente fece scattare tutti in piedi. Nessuno di loro fece un solo rumore, riconoscendo perfettamente a chi apparteneva quel suono. Li aveva trovati alla fine.